La vasca da bagno, la bomba al miele e il tappo

Sono le 6:47 a Tokyo in questo preciso momento. Sto iniziando a scrivere questo nuovo articolo e no, non sono in vacanza in Giappone purtroppo, bensì mi trovo a Milano e qui sono le 23:48. Come so l’ora di Tokyo? Semplice, mi sono fissato con un sito meraviglioso che permette di scegliere e ascoltare una radio qualsiasi dell’intero pianeta. Potete ascoltare centinaia di stazioni radiofoniche semplicemente selezionandole tramite un globo 3D, come Google Earth. Soltanto che qui si deve cliccare sopra le radio globali evidenziate sulla mappa e in un secondo vi collegherete con una trasmissione, in diretta, dall’altra parte del mondo. È una vera emozione e la “Tokyo star radio” è una figata. Non capisco nulla di quello che dicono, ovvio, ma oltre ai discorsi incomprensibili dove urlano e ridono, trasmettono anche musica simpatica. Vi lascio il link al sito, così mentre leggete vi rilassate, che in fondo è quello che ho provato a fare anche io, ovviamente non riuscendoci come avrei voluto. Tranquilli, non vi spoilero niente. Vi lascio godere la mia nuova storia in tranquillità. Eccola qua sotto!

Un giorno di metà gennaio, tornato a casa dopo lavoro, seduto sul gabinetto mentre fumavo una sigaretta, decisi che avevo bisogno di una pausa. Una pausa dalla cucina, pausa dalle persone che vedevo tutti i giorni e soprattutto pausa dalla routine quotidiana. Volevo un momento per me, dove niente e nessuno potesse disturbarmi. Ma non volevo fare qualcosa di grosso come un viaggio chissà dove o altro, no, volevo solo concedermi una coccola, qualcosa che mi facesse stare bene per qualche tempo. cominciai pensando quale potesse essere questa dose di relax di cui avevo tanto bisogno. Mi balenò in testa l’idea di andare a farmi un massaggio, ma la scartai, perché non avevo la minima intenzione di chiedere a qualcuno un contatto per un massaggiatore, solo per un’oretta di palpeggiamenti. Il mio cervello allora suggerì un giorno alla spa. Subito declinato, perché preferisco evitare luoghi con acqua piena di cloro e troppe persone. Poi, girando sconsolato la testa verso la sinistra del bagno, notai l’accappatoio blu appeso al muro, e ancora più a sinistra la soluzione al mio problema: la vasca da bagno. Eureka! Mi sarei rilassato facendo un bel bagno caldo! Magari con delle candele profumate e leggendo un buon libro. Si, sarebbe stato fantastico! Non originalissima come idea, ma in quel momento pensai che non fosse per niente male. Semplice e immediata. E non so il perché, ma ebbi un flash del film: Mangia, prega, ama. Non chiedetemi il motivo, anche perché non ricordo di sequenze dove Julia Roberts si crogiola in una vasca con schiuma e candele. Forse avevo associato il fatto del bagno a una crisi di mezz’età in versione maschile. Va beh, l’idea mi sembrava buona e ne ero elettrizzato.

Il problema principale che avrei dovuto affrontare nei giorni seguenti sarebbe stata l’eradicazione del box montato sopra la vasca. Per chi non sapesse di cosa io stia parlando, si tratta di una struttura in plastica orribilmente montata con silicone e bestemmie sopra la vasca che, con delle chiusure a soffietto, fa in modo che l’acqua non vada da tutte le parti mentre ti fai la doccia. Scommetto che la domanda che tutti vi starete facendo in questo momento è: “Ma le tendine normali no?!” Ecco, io in realtà volevo le tendine normali belle colorate e pratiche, ma in un passato lontano, qualcuno che viveva con me, voleva qualcosa di più strutturato, ma anche estremamente brutto e complicato da pulire. Per poi accorgersi successivamente al montaggio, che con quell’obbrobrio montato non si poteva più fare il bagno, perché una volta dentro non potevi appoggiare la testa sul bordo per via dei binari plasticosi che lo impedivano. Quindi, in sostanza, il catafalco in pvc andava eliminato al più presto.

Il giorno seguente mi preparai mentalmente iniziando a studiare il piano nei minimi dettagli. La prima cosa da fare era trovare un’asta per reggere le tende blu elettrico che avevo già messo la sera prima nel carrello di Amazon. Presi subito a spulciare sul sito e poco dopo iniziai a capire che avrei dovuto prendere alcune misurazioni, perché non tutte le vasche sono uguali e io non ci avevo minimamente pensato. Una buona mezzora di imprecazioni e pugni sui muri dopo, trovai incastrato sotto lo scaffale del ripostiglio il tanto agognato metro retraibile. Misurai il tutto per bene e tornato al computer, confrontai le misurazioni con i bastoni reggitenda che avevo selezionato. Tutte diverse. Affrontai la realtà che lo schermo del mio laptop mi stava mostrando con l’ennesima imprecazione della serata. Chiusi tutto e andai a dormire incazzato e confuso.

Passai due giorni a cercare di trovare il bastone per le tende più adatto e alla fine ne trovai uno che si sarebbe adattato, tagliandolo, alla mia dannata vasca. Cambiai anche le tende perché mi accorsi che la misura scelta era troppo piccola; quindi, optai per due più grandi a un prezzo decisamente più alto. Comprai il tutto e iniziai a sognare il momento in cui avrei potuto rilassarmi davvero.

Una settimana più tardi non era ancora arrivato nulla. Controllando il tracking sull’app del telefono, notai che la stima di arrivo del pacco era di tre settimane. Rilessi con maggiore calma. Aprii il calendario e confrontai le date: ancora tre settimane. Ma come cazzo poteva essere?! Aspettavo il pacco già da una settimana e di certo non l’avrei comprato se avessi saputo di dover aspettare un mese per la consegna! A quanto pare avevo letto male la data prevista di arrivo al momento dell’acquisto. L’universo non voleva proprio che io mi facessi un bagno. Un fottuto, maledetto bagno caldo.

Passai le settimane successive in attesa, provando altri modi per rilassarmi, ma fu tutto inutile. Tutto tranne lo yoga. Nella mezzora a cui dedicai mente, corpo e anima, mi diede un pizzico di soddisfazione in più del resto. Avevo già tutto pronto: tappetino in schiuma decathlon, video YouTube di ragazza con top rosa che spiegava le posizioni per principianti tatticamente sparato sul televisore e venti minuti di imbarazzo con gatti giudicanti come spettatori. Finita la prima lezione il tappetino finì nello stanzino e l’iscrizione al canale eliminata all’istante. In cuor mio aspettavo solo il momento del magico bagno schiumoso, mentre lo stress montava come una maionese impazzita.

Un lunedì mattina fui svegliato dal terribile suono del citofono di casa, che mi fece trasalire mentre ero nel letto, facendomi alzare con una terribile angoscia. Alla cornetta la portinaia mi avvisò dell’arrivo di alcuni pacchi. Pochi minuti più tardi, nel soggiorno di casa, potevo finalmente ammirare il mio ordine, che di lì a poco mi avrebbe permesso di toccare il cielo con un dito.

Dopo aver divelto tutti i pacchetti e aver visionato il contenuto, mi armai subito di pazienza e lucidità. Il palo reggi tende si presentava smontato con delle belle istruzioni tradotte a cazzo di cane dal cinese, ma con belle e grandi immagini che spiegavano il montaggio; mentre le tende erano di un bel colore blu e al tatto plasticose come non mai. Tutto perfetto. Mi munii subito di tutti gli attrezzi necessari che mi avrebbero permesso di eradicare definitivamente il box plasticoso e in un’oretta abbondante lo eliminai dalla vasca per sempre. Imballai tutto per bene e buttai quell’orribile pezzo di plastica ambulante nella spazzatura con grande soddisfazione. Tornato in casa esaminai lo stato della vasca e non era buono per niente. Residui di silicone ricoprivano il bordo bianco e le piastrelle sul muro. Mi dotai di nuova e ritrovata pazienza e ripulii tutto per bene. Come potete immaginare non bastò, così andai alla ricerca di un “sciogli silicone” dal ferramenta più vicino e lasciai agire per tutta la notte quella sostanza extra chimica che mi compromise l’olfatto per una settimana buona.

I giorni successivi dovetti fare la doccia allagando il bagno, perché adattare il porta tende alla misura della mia vasca fu un vero lavoraccio, adatto solo a ingegneri della Nasa. I tubi non erano in morbido alluminio, bensì in acciaio e anche abbastanza spesso. Lascio a voi immaginare le imprecazioni che sono servite a segarli con un seghetto manuale di neanche venti centimetri. In compenso, la perforazione del muro fu una vera passeggiata. Nessun tubo dell’acqua o cavo elettrico perforato. Una vittoria in un momento tragico. Mai mollare, ricordatevelo sempre.

E così, in una giornata nuvolosa e fredda di marzo, il porta tende e le tende, erano state montate. Ora, il mio bagno, risplendeva di una luce che a tratti, richiamava quella della purezza paradisiaca. Decisi che per la piccola inaugurazione della vasca rinnovata, avrei avuto bisogno di qualcosa in più. Si, perché non mi bastava una vasca funzionale e pulita come non mai, con tende nuove e possibilità infinite di relax totale. Volevo una bomba da bagno gigante. Quelle che si vedono nelle serie tv quando il protagonista vuole rilassarsi completamente in una nuvola di essenze e schiuma che richiamano le nuvole che si osservano in quota sugli aerei. Quel mare di candide nuvole bianche che sembrano fatte di panna spessa in cui vorresti solo sprofondarci dentro per godere della morbidezza più incredibile che potrai mai provare nella tua vita intera. Ecco cosa volevo. Volevo crogiolarmi in quell’estasi morbidosa e soffice almeno per un’ora. In fin dei conti tutto il lavoro e la fatica fatta dovevano essere ripagate con una sensazione di benessere e relax equiparabile. Quindi volevo il massimo!

Passai il giorno lavorativo successivo con un sorrisetto da ebete in volto, pregustando il momento della scelta della mia preziosa e coloratissima gioia che a fine turno avrei preso. A tutti i costi. E così, dopo aver terminato una giornata infuocata tra i fornelli e piatti a non finire, parcheggiai la bici davanti a un negozio famoso per i suoi incredibili e costosi prodotti da bagno ed entrai. Appena dentro, una leggera ansia iniziò ad attanagliarmi, sentendomi come un boscaiolo, che tornato giù dai monti, entra in una sala da tè dell’800 inglese, con signore dell’alta società che sorseggiano tè in pregiate tazze di fine bone china, mangiando biscottini al burro sparlando dei mariti. Fui subito accolto da una ragazza con un grembiule marroncino che iniziò a tartassarmi di domande a raffica, chiedendomi cosa volessi provare o di cosa avessi bisogno. Colto di sorpresa iniziai a balbettare qualcosa che richiamava le bombe da bagno e in meno di due minuti mi ritrovai con tre sacchettini di carta contenenti pezzi di sapone dai mille colori e tre bombe da bagno dai profumi più disparati. Scappai in cassa con il solo pensiero di uscire il prima possibile da quel luogo di perdizione. E con l’olfatto ormai disintegrato dalla prepotenza delle fragranze, mi furono affibbiati un numero incalcolabile di campioncini di prodotti che ancora oggi non saprei identificare. Pagai una cifra monstre e con la velocità di una volpe in fuga da un lord inglese a cavallo, fuggii senza guardarmi indietro.

Una ventina di minuti più tardi entrai in casa e mi fiondai in bagno sapendo che di lì a poco, avrei finalmente assaporato il mio momento di relax. Preparai il tavolinetto di fianco alla vasca con un libro nuovo pronto da leggere, accesi tre candele, abbassai la luce e prima di aprire il rubinetto dell’acqua misi la mano sulla catenella del tappo e… “ma dove cazzo è il tappo?!”   

I momenti che seguirono quella frase furono confusi e sconclusionati. Non ricordo bene come andò realmente, ma posso riassumere brevemente con due parole: panico totale.

Un piccolo dettaglio tralasciato al caso si era intromesso tra me e la possibilità di quel momento tanto atteso e desiderato. Quel momento in cui avrei permesso alle mie membra di rilassarsi e calmarsi. Quel momento in cui avrei finalmente potuto ristorarmi in una pozza calda, profumata e schiumosa di pace. Quel momento, che un errore di valutazione preso dalla superbia e dalla presunzione di poter avere come le persone normali, un istante di quiete e distensione, non sarebbe arrivato di lì a poco. Il mondo intorno a me crollò e io, preso da rabbia e sconforto, uscii di casa e andai nell’unico posto che mi avrebbe consolato e che di certo non mi avrebbe mai tradito. Il pub. Tra le sue mura legnose e con la sua Guinness spinata ad arte, mi cullò tutta la sera. Mentre il suo abbraccio alcolico, mi fece dimenticare per qualche momento quell’incubo che stavo vivendo.

La mattina successiva dopo un caffè post sbronza, mi recai a lavoro spompato. E nove ore di inquietudine e svogliatezza dopo, ritrovai la carica necessaria per andare a caccia di tappi per la vasca. Ormai ero determinato a raggiungere il mio obiettivo. Avevo capito che il destino, come al solito, non era dalla mia parte, quindi ero da solo. Solo contro il mondo che mi impediva di essere felice. Iniziai subito a cercare su Maps negozi che vendessero tappi per vasche da bagno, ma non fu un’impresa semplice. Posti che vendono solo tappi non esistevano quindi andai per tentativi.

Partii dal posto più logico, un negozio che trattava ricambi e attrezzature idrauliche, ma una volta giunto sul posto, il commesso mi disse che non trattava quel tipo di articoli. Non ne aveva. Mi disse, con tono flemmatico, di provare a chiedere in un ferramenta. “Certo! Il ferramenta, che stupido! Vado subito, grazie mille!” risposi eccitato. E filai subito da un ferramenta li vicino, che mi vendette alla modica cifra di quattro euro e cinquanta, un tappo che, a detta sua, sarebbe andato sicuramente bene. Quel ‘sicuramente bene’ mi fece tremare, ma la determinazione e la fiducia erano alle stelle. Ringraziai e tornai a casa speranzoso.

Al mio rientro la serata andò più o meno così: bagno, luce accesa, vasca, tappo in mano, prova. Troppo piccolo. “Porca tr… è troppo piccolo!” Sconforto, cena, film, bagno, dolore, doccia, auto commiserazione, letto.

Il secondo giorno studiai meglio la situazione. Adottai il metodo scientifico e andai per deduzione logica all’ennesima potenza. Presi un metro e misurai l’alloggiamento del tappo e poi lo stesso tappo, per avere un’idea precisa e chiara di quello che avrei dovuto comprare. Andai carico come una molla nell’eden dei lavori manuali. Il Brico mi stava aspettando. Aspettava solo ed unicamente me. Entrai e mi fiondai subito al reparto rubinetteria, tralasciando i corridoi carichi di attrezzature e minuteria che solo un amante del fai da te potrà capire. Giunto nella corsia dedicata presi a cercare e a rovistare tra i piccoli box contenenti le più disparate parti per il montaggio e fissaggio di tubature e alla fine di una lunga ricerca, trovai una piccola ma nutrita selezione di tappi. Il problema principale fu che non si trattava di tappi da vasca, ma per lavandini. Il fatto mi puzzava, ma decisi comunque di prenderne di tutte le misure possibili, compreso uno che avrebbe dovuto adattarsi tagliandolo al diametro desiderato. Pagai, e tornai subito a casa per provarli. Niente da fare, erano o troppo grandi o troppo piccoli. Perfino quello magico non andava bene. provai ad adattarne uno più grande rifinendolo con un taglierino, ma non teneva bene l’acqua. Andai a lavoro incavolato come non mai.

Il terzo giorno mi svegliai con un solo obbiettivo: trovare il tappo a tutti i costi. Iniziai a guardare su internet e trovai delle alternative adattabili a prezzi folli con consegne troppo lunghe. Niente da fare. Volevo quel tappo a tutti i costi, quindi mi balenò in testa l’idea di andare dai casalinghi cinesi. Giurai a me stesso che se non li avessi trovati li, avrei distrutto la vasca da bagno a martellate.

Visitai tre negozi molto grandi dove vendevano veramente la qualsiasi, ma di tappi specifici per vasche, niente da fare. Erano tutti molto simili tra di loro, sia di misura che di forma. Mi venne uno sconforto tale che cominciai a credere che nessuno usasse più la vasca nel 2026. Comunque ne comprai un paio, giusto per vedere se per uno strano allineamento dei pianeti uno di loro, si fosse incastrato in modo corretto. Vi anticipo già ora che non fu così. Nessuno dei sei tappi che avevo comprato entrava in quel maledetto buco di scolo.

Il quarto giorno mollai il colpo. Ogni volta che entravo nel mio bagno e vedevo la vasca avrei voluto disintegrarla come mi ero promesso, ma per questioni economiche non lo feci. Se fossi stato ricco avrei dato fuoco a tutto. Scoraggiato e con la coda tra le gambe chiamai mio padre. Gli spiegai la situazione e di come fosse assurdo e complicato trovare un fottuto tappo per vasche da bagno della giusta misura. Mi rispose che avrebbe guardato lui. Accettai e aspettai.

Dopo tre giorni di attesa spasmodica mi chiamò e mi disse che forse li aveva trovati. Andai a casa sua e scoprii a mio malgrado, che era la stessa confezione che avevo acquistato al secondo negozio di casalinghi cinesi. “Tappo lavabo universale” recitava la scritta. Quattro pezzi in uno. Quattro pezzi di plastica inutili purtroppo. Lo ringraziai e gli dissi che probabilmente non sarebbero andati bene e lui rispose dicendomi di provarli comunque. Ancora una volta non erano adatti al mio scarico. Notai anche che alcune misure riportate sulla confezione non erano del tutto corrette. Ormai nulla aveva più senso. Ormai il nulla non combaciava neanche con sé stesso. Tutto era perduto. Io ero perso.

Passai i tre giorni successivi fissando e odorando le bombe da bagno, che sembravano chiamarmi ogni volta che passavo per andare al gabinetto. Una sera provai a mettere un guanto di lattice riempito d’acqua come tappo e all’inizio funzionò, ma dopo poco chiusi il rubinetto. Qualcosa dentro di me mi stava dicendo che ero in errore, che stavo barando. Il mio subconscio mi stava dicendo che avrei dovuto fare il bagno solo se avessi avuto il tappo della dimensione corretta, perché se avevano prodotto lo scarico di quella dimensione, avevano fatto anche il fottuto tappo della stessa misura. Forse ero impazzito. Forse sono matto e non me ne sono ancora accorto. In quel momento lo pensai davvero.

Una settimana più tardi pioveva a Milano. Quel giorno il vento sferzava la chioma degli alberi del parco dove stavo correndo. Volevo rinfrescarmi un po’ le idee dopo una nottata di merda. Tornato a casa mi cambiai per andare al lavoro e vista la pioggia, decisi di prendere una strada diversa dal solito, meno trafficata. A metà percorso mi fermai ad un semaforo rosso e mentre mi guardavo in torno, invidiando la gente bella comoda sui sedili riscaldati delle loro auto, notai un piccolo negozio dall’altra parte della strada. L’insegna riportava il nome della ditta e appena sotto: “termoidraulica”. All’inizio passai oltre, ma qualcosa dentro di me si era acceso. La speranza si stava risvegliando dopo tanto tempo. Legai la bici a un palo e attraversai la strada piena di pozzanghere fino ad arrivare davanti l’entrata. Presi coraggio ed entrai. Pochi minuti dopo uscii da quel negozio con una cosa nella tasca del mio kway. Quella cosa era un tappo di plastica bianco da 42mm di diametro, pagato sei euro cash. Nella mia testa si insinuò l’idea di aprire un negozio di termoidraulica quasi istantaneamente. Ripresi la bici e andai a lavorare.

A mezzanotte e trenta circa varcai la soglia di casa e mi svestii con una sola cosa in testa: provare il tappo. Mi avvicinai al bagno lentamente, assaporando ogni passo, sapendo che sarebbe potuto essere l’ennesimo tentativo fallimentare. La vasca era li davanti a me, bianca e fredda, come una bara vuota. Il buco dello scarico sembrava fissarmi con i suoi buchetti in acciaio inox giudicanti. Con discrezione, scartai il tappo dal suo involucro di plastica trasparente e lo gettai con non curanza per terra. Trattenni il fiato. Con la mano destra mi apprestai a posizionarlo nel suo luogo naturale, quello per cui era stato creato da sapienti macchinari cinesi, per poi essere spedito dall’altra parte del mondo e infine arrivare nella mia mano, in quel preciso momento. Tutto era pronto. Stava per adempire al suo scopo finale: impedire all’acqua di cadere nelle più profonde fogne milanesi e permettere a me, di godermi un bagno caldo profumato in santa pace. Lo infilai dentro lo scarico con delicatezza e lui combaciò con una perfezione talmente millimetrica che non riuscivo quasi più ad estrarlo. Una lacrima solcò il mio freddo viso ormai annientato e il cuore iniziò a pompare più forte. Finalmente avevo trovato il tappo della giusta misura. Finalmente potevo farmi un cazzo di bagno.

Un’odissea per un misero tappo in plastica. Una fatica bestia per una semplice coccola. Questa è la vita. Quella sera riuscii dopo tanto tempo a farmi un bagno. Organizzai tutto come avevo predisposto all’inizio. Candele e libro in prima fila e vedere la bomba da bagno dentro quell’acqua calda sciogliersi piano piano, mi fece sentire davvero bene. Un po’ meno fu l’esperienza del bagno in sé. La vasca si rivelò troppo piccola per uno della mia stazza e non ci stavo dentro proprio comodo. L’acqua si raffreddò in poco tempo e quasi mi congelai. Di schiuma non ne vidi neanche l’ombra. Alla fine, quando stavo per andare in ipotermia, decisi di uscire e mi accorsi che ero pieno di brillantini e roba oleosa addosso. Alla fine, mi feci una doccia per lavarmi davvero. Ma va bene così. Perché in fondo me lo meritavo. Sentivo di meritarmi qualcosa, anche se era una cosa così piccola e banale come un bagno. L’importante è che mi abbia fatto stare bene in qualche modo. L’importante è che tutti, io, voi che leggete in questo momento, si possano concedere dei piccoli momenti di pace.

Perché ogni tanto tutti noi mettiamo anima e corpo per sistemare le piccole cose solo perché vogliamo vincere una battaglia. Avere una piccola vittoria tutta per noi.

Perché vogliamo avere quel piccolo momento di gloria dove possiamo dire a noi stessi che quella cosa l’abbiamo sistemata. Ce l’abbiamo fatta!  Lo sappiamo tutti che è più facile affrontare le piccole cose, i piccoli problemi della vita. Anche perché ci serve quel pizzico di coraggio e di forza per poter affrontare i problemi più grandi. Perché quelli sono molti di più e più difficili da combattere.

Però, penso anche che se per risolvere questo problemino ci ho messo quasi due mesi, chissà per risolvere quelli veri quanto tempo ci metterò. Ma sono anche sicuro che, grazie alla vittoria del tappo, prima o poi ci riuscirò. L’importante è crederci. Ricordatevelo sempre.

Un saluto, e alla prossima storia, il vostro Bergasan.


Scopri di più da Storie di un Cuoco Senza Successo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto